Sanità 

“Sanità pubblica, se non la curi non ti cura”, la protesta della Cgil è partita dal Galliera

Qualche centinaio di manifestanti hanno percorso la strada tra l’ospedale Galliera fino a piazza Alessi, corso Andrea Podestà, viale IV Novembre, via XII Ottobre, piazza Corvetto e via Roma, rimasta chiusa dalle 11:50 alle 12:35. Botta e risposta tra assessore e sindacato

«Sono stati oltre 400 mila gli accessi ai pronto soccorso liguri nel 2022 con un trend destinato ad essere confermato per il 2023 – spiegano alla Cgil Genova e Liguria -. Le cause sono molteplici e sono al centro della prima manifestazione che la Cgil ha organizzato per oggi davanti al pronto soccorso dell’ospedale Galliera, uno degli ospedali dell’area genovese maggiormente in difficoltà insieme al San Martino e al Villa Scassi. “Sanità pubblica, se non la curi non ti cura” è lo slogan scelto dalla Cgil per la mobilitazione regionale che vedrà lo svolgersi di altre tre manifestazioni provinciali il 4 luglio a La Spezia, l’11 luglio a Sanremo e il 18 luglio a Savona. Una grande manifestazione a sostegno della sanità pubblica, alla quale parteciperà anche la Liguria, è stata promossa a livello nazionale per il prossimo 24 giugno a Roma».

«La mancanza di risposte sul territorio, a partire dalla carenza di medici di medicina generale, di personale all’interno delle strutture pubbliche e di strumenti per la diagnostica con conseguenti tempi di permanenza infiniti che costringono gli utenti ad attese estenuanti e gli operatori a condizioni di lavoro proibitive, fanno dei pronto soccorso una delle situazioni di maggiore criticità del sistema sanitario pubblico ligure – dicono al sindacato -. Nel 2022 i tempi medi di permanenza nei principali pronto soccorso genovesi erano mediamente al di sopra delle 10 ore, con picchi medi nei codici arancioni (alta gravità) del San Martino sino a un tempo “medio” di 17,58 ore. Altro tasto dolente della sanità pubblica ligure sono le liste d’attesa per la diagnostica e a farne le spese sono i malati. A Genova, secondo gli ultimi dati riferiti al 12 giugno 2023, per una colonscopia l’attesa per chi ha una prescrizione di tipo B (Breve) dovrebbe essere di massimo 30 giorni e invece si può arrivare sino a 113; con la prescrizione di tipo D l’esame dovrebbe essere prenotabile entro sessanta giorni, ma non c’è nessuna data disponibile; l’elettromiografia (esame indicato nella diagnosi delle malattie del sistema nervoso periferico) non è addirittura prenotabile».

«Il quadro è pesante anche per quanto riguarda la spesa sanitaria convenzionata – proseguono alla Cgil -. Recentemente la Corte dei Conti ha messo in luce come la Liguria sia tra le prime 5 regioni con saldo negativo per quanto riguarda la mobilità sanitaria tra regioni tra il 2012 e il 2021 di – 488 milioni di euro (dato che fa della Liguria quella con il saldo peggiore di tutte le regioni del Nord). Il dato, che fotografa il costo sostenuto dalla Regione per quei liguri che non trovando soluzioni sanitarie sul territorio sono costretti a rivolgersi altrove, è un degli indicatori che sommato a quelli precedenti ha spinto la Cgil a organizzare la mobilitazione sulla sanità. Il sindacato chiede un piano straordinario di assunzioni e di stabilizzazioni, la diminuzione delle liste d’attesa, più posti letto nei reparti e risorse per la diagnostica, più servizi e cure per anziani e non autosufficienti, più risorse nei fondi sanitari regionali e nazionali e un piano concreto di manutenzione per le strutture sanitarie. La Regione Liguria ha il dovere di affrontare questa emergenza con un intervento straordinario e mirato che non può attendere i tempi delle programmazioni del nuovo Piano Socio Sanitario. Occorre intervenire rapidamente per riportare la salute pubblica nell’alveo dell’art. 32 della Costituzione».

Hanno aderito alla manifestazione di Cgil Genova e Liguria: Acli Liguria, Arci Genova e Liguria, Comunità di San Benedetto al Porto Aps, Federconsumatori, Giuristi Democratici, Legambiente, Uisp Regionale Liguria Aps, Anpi Genova, Auser Genova e Liguria, Rete degli Studenti Genova, Libera Genova

Alle 15:50 è arrivata la replica della Regione:

SANITÀ: REGIONE LIGURIA, LA REPLICA A DATI E AFFERMAZIONI DIFFUSI DA UN SINDACATO E DA ALCUNI CONSIGLIERI DI OPPOSIZIONE

“Spiace che un tema così delicato venga strumentalizzato per fini politici e venga utilizzato come tema di contrapposizione. Nessuno nasconde i problemi ma si tratta, nella sostanza, di temi nazionali da risolvere a livello di sistema. In particolare, a proposito dei pronto soccorso, la diffusione e l’interpretazione di dati estrapolati da un contesto generale può essere distorsiva nei confronti di un sistema che mostra importanti punti di forza”. Così l’assessore regionale alla Sanità Angelo Gratarola in merito ai dati diffusi nella giornata di oggi dalla Cgil e da alcuni consiglieri di opposizione sulla sanità ligure.

Regione Liguria sottolinea che intanto va specificato come i tempi di permanenza nel pronto soccorso siano diversi dai tempi di attesa. La permanenza viene stimata a partire da quando il paziente viene preso in carico fino alle sue dimissioni o ricovero. Durante il periodo di permanenza il paziente è in cura all’interno del pronto soccorso. In questo senso, nell’anno in corso, i tempi di permanenza media complessiva in Liguria sono pari a 5 ore e 49 minuti, tempistica che rispetta abbondantemente le linee guida ministeriali che prevedono dimissioni entro 8 ore. Il dato della sola area metropolitana genovese sui tempi di permanenza del 2022, citato dalla Cgil, è pari a 6 ore e 41 minuti e non oltre le 10 ore come sostiene il sindacato. I dati citati sono tutti contenuti nella banca dati ufficiale sanitaria di Regione Liguria.
La presenza di una elevata numerosità di codici verdi e bianchi, che rappresentano nella stragrande maggioranza dei casi inappropriatezza all’interno di un pronto soccorso, non fanno altro che generare sovraffollamento e inficiare in questo modo la gestione dei casi più complessi.

“Più in generale il numero degli accessi ai pronto soccorso liguri – aggiunge Gratarola – risulta viziato da una sanità territoriale che ha scarsa capacità di assorbimento e che, proprio per questo motivo, è oggetto di un potenziamento grazie alla Missione 6 del Pnrr con cospicui investimenti in Ospedali e Case di Comunità”.

In merito alle liste d’attesa Regione Liguria sottolinea che il totale degli interventi di recupero di prestazioni ambulatoriali e di diagnostica non erogate a causa della pandemia e interventi per l’abbattimento delle liste d’attesa effettuati nel 2022, anche attraverso i fondi di cui alla Legge n.231 del 30 dicembre 2022, è superiore, rispetto al 2020, di 39.844.469 euro per quanto riguarda i ricoveri per interventi chirurgici in elezione e di 65.824.179 euro per quanto riguarda la specialistica ambulatoriale erogate tramite ricetta del Servizio Sanitario Nazionale.
Nello specifico, per quanto riguarda l’endoscopia diagnostica, siamo passati dall’erogazione (tramite ricetta SSN, quindi offerta a CUP) di 19.000 prestazioni nel 2020, a 25.000 nel 2021 e 27.000 nel 2022. Più in generale bisogna sempre ricordare che quando si superano i giorni previsti nella prenotazione Cup, si devono attivare percorsi di tutela delle Asl. Attraverso numeri verdi e/o mail specifiche indicati sui siti delle Aziende Sanitarie Locali i pazienti vengono presi in carico con segnalazione diretta.

“Per affrontare con più efficacia il tema della mobilità sanitaria – sottolinea l’assessore alla Sanità- sono state avviate interlocuzioni con Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana per la stipula di accordi al fine di evitare fenomeni distorsivi indotti da differenze tariffarie e da differenti gradi di applicazione delle indicazioni di appropriatezza. Il confronto mira anche a favorire collaborazioni interregionali per attività che puntino a non creare competizione tra regioni, ma efficaci sinergie in base alle proprie peculiarità contemperando al contempo meccanismi adeguati di controllo”.

In merito infine ai dati di Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) citati nello specifico dal consigliere di opposizione Ferruccio Sansa in un post vale la pena sottolineare quanto segue. Il Portale statistico Agenas prende in considerazione i dati del triennio 2019-2021, caratterizzato da una profonda mutazione del contesto in cui si è trovato ad operare il SSN. Agenas, attraverso il Piano Nazionale Esiti (PNE), effettua una analisi profonda della situazione nazionale durante il biennio 2020-2021.

Per quanto riguarda l’area cardiovascolare, i dati relativi al numero di ricoveri per bypass aorto-coronarico (BAC) e sostituzione valvolare a livello nazionale, hanno mostrato un leggero trend in diminuzione. Il dato interessante è che in Liguria gli interventi sulle valvole vengono eseguiti esclusivamente in due strutture e per entrambe, i valori mediani di mortalità, sono risultati inferiori alla soglia del 4% indicata dal DM 70/2015.

Agenas fa un approfondimento dell’analisi sul rispetto dei tempi di attesa per la chirurgia oncologica, valutando la differenza di prestazioni rispetto al 2019, che risulta essere di -0,1% (rispetto al Veneto che risulta -5,1%). Va tuttavia sottolineato che il report del PNE riferito al 2021 in Regione Liguria, a proposito della chirurgia oncologica delle patologie più frequenti ha evidenziato risultati complessivamente positivi. Infatti in Liguria, il numero di ricoveri per tumore maligno della mammella è rimasto sostanzialmente costante negli anni con un trend in leggero aumento fino al 2019, per poi subire una riduzione nel 2020, mentre il 2021 si è contraddistinto per un perfetto riallineamento al trend. Sempre secondo i dati del PNE di Agenas relativamente al tumore maligno della prostata in Liguria si è osservato un aumento degli interventi chirurgici nel periodo prepandemico, mentre nel 2021 si è assistito ad una ripresa superiore alle attese rispetto al confronto nazionale(+10,3%).

Le liste d’attesa rappresentano un nodo cruciale per la gestione del paziente chirurgico. Il rispetto dei tempi di attesa può essere condizionato da una modalità di gestione organizzativa eterogenea. Pertanto è stato predisposto un documento di indirizzo (delibera di Alisa 120/2023), volto ad efficientare ulteriormente il percorso del paziente chirurgico e atto a garantire una risposta al paziente che necessita di trattamento chirurgico omogenea, tempestiva e appropriata su tutto il territorio regionale.

A loro volta Cgil di Genova e Liguria rispondono all’assessore

«Le disfunzioni del sistema sanitario ligure sono oggetto delle cronache quotidiane, degli studi di altre organizzazioni sindacali, di associazioni specializzate: non si tratta di strumentalizzazione, ma di sollevare questioni e temi che vanno affrontati e sulla cui risoluzione certamente converrà anche l’assessore Gratarola – recita la nota di Cgil Genova e Liguria -. Del resto quella della Cgil non è l’unica manifestazione sul tema: questo pomeriggio ce ne sarà una a Genova di tutte le associazioni dei medici, stamattina un’altra protesta dei comitati pubblici sulla sanità si è svolta a La Spezia e ce ne sono molte altre programmate. Siamo d’accordo con l’Assessore quando sostiene come i pronto soccorso liguri siano importanti punti di forza, ma va riconosciuto il valore di chi lo rende possibile ogni giorno, ossia gli operatori che a dispetto delle condizioni di lavoro sono gli artefici di prestazioni straordinarie in condizioni proibitive. Ciò che oggi abbiamo denunciato sono le disfunzioni del sistema che non solo non aiutano gli operatori ad erogare sanità ma si scaricano su di loro e sui pazienti. Condividiamo con l’Assessore, perché ne abbiamo discusso più volte, come i pronto soccorso siano diventati imbuti dove arrivano tutti coloro che non riescono a curarsi nel territorio. A questo punto ci si pone una domanda: chi ha la responsabilità e chi deve intervenire sulle disfunzioni sanitarie? La domanda è retorica e noi siamo disponibili ad un confronto serrato per risolvere i problemi concreti partendo però dalla lettura corretta della realtà. I dati distribuiti questa mattina sono stati chiesti e resi disponibili dalle aziende sanitarie locali e da quelle ospedaliere. Se questi dati sono diversi da quelli che ha la Regione è opportuno che l’Assessore ci convochi, renda noti i dati in suo possesso e si faccia chiarezza. Infine, per diminuire la mobilità sanitaria c’è una sola soluzione: migliorare e specializzare la sanità ospedaliera e territoriale in Liguria in modo tale che alla domanda di sanità della popolazione ci sia una risposta sul territorio. Solo così facendo è possibile far sì che le risorse restino in Liguria e vengano investite in strutture e personale. L’obiettivo della Cgil è quello di tutelare pazienti e operatori. Chiediamo all’Assessore, persona intellettualmente onesta e che da operatore sanitario del pronto soccorso sa perfettamente quali sono i temi, un confronto serrato sulla sanità al fine di risolvere i problemi che tutti i giorni le persone ci pongono all’interno delle strutture sanitarie e nelle sedi sindacali»-Cgil Genova e Liguria

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